Cade una terza legge belga, per un motivo nuovo
Il 3 settembre 2026 l'avvocato generale Maciej Szpunar ha presentato il suo parere nella causa C-661/24, raccomandando alla Corte di giustizia dell'UE di bocciare la legge belga del 2022 sulla conservazione dei dati. È la terza legge belga sulla conservazione dei dati di fila a fallire davanti alla CGUE: la direttiva UE sulla conservazione dei dati è caduta nel 2014, una seconda legge belga è caduta dopo la sentenza La Quadrature du Net del 2020 della Corte, e questa sostituzione del 2022 affronta ora la stessa sorte.
La legge del 2022 imponeva ai fornitori di comunicazioni di conservare metadati di identificazione, traffico e localizzazione per ogni utente, con l'obiettivo di contrastare il cybercrimine, le violazioni della sicurezza di rete e la frode online. Szpunar ha rilevato che copre un insieme di dati particolarmente ampio senza imporre metodi di archiviazione che mantengano le diverse categorie realmente separate, il che a suo avviso rende sproporzionata l'ingerenza nei diritti alla privacy.
Il test che conta davvero: separazione a tenuta stagna
Il motivo per cui questo parere va oltre una bocciatura di routine è il criterio che Szpunar propone per ciò che supererebbe l'esame. Sostiene che gli Stati possano conservare in modo indiscriminato una gamma più ampia di dati di traffico e localizzazione, non solo indirizzi IP, purché controlli tecnici mantengano le categorie separate finché non esista una base giuridica per combinarle, chiamando questa separazione la condizione per la proporzionalità, non il volume di dati raccolti.
Lo inquadra in parte come risposta a come funziona realmente il cybercrimine: i reati facilitati da internet necessitano della traccia di metadati per essere perseguiti, sostiene, per cui i divieti generalizzati di raccolta rischiano un'impunità sistemica per una categoria crescente di reato.
Da dove viene davvero questo test
Szpunar non inventa il test di separazione dal nulla. Nel 2024 la CGUE ha stabilito in un'altra causa La Quadrature du Net, questa volta contro il regime francese di applicazione del diritto d'autore, che la raccolta e conservazione indiscriminate di indirizzi IP e dati identificativi dei clienti sono accettabili, anche per combattere reati sotto la soglia dei reati gravi, purché le diverse categorie di metadati restino separate finché qualcuno non stabilisca una base giuridica per combinarle.
Il parere di Szpunar chiede alla Corte di estendere quella stessa logica dagli indirizzi IP in particolare all'insieme più ampio di tipi di dati di traffico e localizzazione coperti dalla legge belga. Un professore di diritto di Dublino e presidente di lunga data di Digital Rights Ireland lo ha definito un parere potenzialmente molto importante, che invita la CGUE a riconsiderare la base dell'intera giurisprudenza sulla conservazione dei dati incentrandola sui controlli di archiviazione e accesso anziché sulla raccolta in sé.
Non tutti lo leggono come un progresso
I gruppi per i diritti digitali riuniti sotto European Digital Rights hanno già segnalato che combatteranno qualsiasi quadro costruito su questo ragionamento, sostenendo che la conservazione indiscriminata crea un proprio rischio di sicurezza: i metadati che uno Stato conserva per l'applicazione della legge sono anche metadati vulnerabili alla prossima violazione. Contestano inoltre la premessa che la conservazione indiscriminata riduca davvero il crimine, affermando che non esiste alcun nesso scientificamente provato tra le due cose.
Il parere di Szpunar è solo consultivo. La CGUE può decidere diversamente, sebbene secondo gli osservatori legali che seguono la causa segua i pareri dei suoi avvocati generali nella maggior parte dei casi.
Cosa succede ora, e la tabella che mostra lo schema
La Commissione Europea sta preparando in silenzio nuove regole a livello UE per sostituire la direttiva sulla conservazione dei dati ormai morta da tempo, avendo condotto una valutazione d'impatto e una consultazione pubblica, e ha promesso di esplorare misure per l'intercettazione legale transfrontaliera entro il 2027. Una sentenza della CGUE che seguisse il parere di Szpunar darebbe a quel processo di redazione un via libera per una conservazione più ampia che prima non aveva chiaramente. Qualsiasi azienda che tratti metadati di comunicazione sotto un mandato di conservazione dell'UE dovrebbe considerare questo parere come il primo segnale di dove si stia dirigendo quel quadro normativo, mesi prima che esista una sentenza definitiva o una proposta della Commissione.
| Anno | Sentenza o parere | Effetto |
|---|---|---|
| 2014 | Direttiva UE sulla conservazione dei dati bocciata | La conservazione generalizzata di metadati da sei a 24 mesi giudicata sorveglianza di massa |
| 2020 | La Quadrature du Net (Belgio) | Conservazione ammessa solo se mirata, con reali garanzie di accesso |
| 2022 | Terza legge belga sulla conservazione | Approvata un'ampia legge sulla conservazione dei metadati, ora impugnata |
| 2024 | La Quadrature du Net (Francia, diritto d'autore) | Conservazione indiscriminata di indirizzi IP ammessa se le categorie restano separate |
| 2026 | Parere Szpunar, causa C-661/24 | Propone di estendere il test di separazione a tipi più ampi di metadati |
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