Un round a forte debito per ampliare il calcolo
Domyn, l'azienda milanese di IA nota in precedenza come iGenius, ha raccolto circa 1,1 miliardi di dollari per ampliare Colosseum, il supercomputer costruito con Nvidia che sta realizzando nel sud Italia. Circa il 90% del nuovo capitale è debito, il restante 10% è capitale proprio, una ripartizione insolita per un'azienda ancora considerata una startup IA. Domyn è stata fondata a Milano nel 2016 e ha cambiato nome da iGenius a Domyn nel 2025, sotto la guida dell'amministratore delegato Uljan Sharka. Il nuovo finanziamento arriva dopo un round da 650 milioni di euro chiuso nel 2024 con una valutazione di 1,7 miliardi di euro, portando il totale raccolto da Domyn in due anni ben oltre 2 miliardi di euro. Sifted, TheNextWeb e TechFundingNews hanno riportato il round il 20 agosto 2026, definendolo tra i maggiori accordi di infrastruttura IA finanziati a debito in Europa.
Colosseum in cifre, a confronto con l'ultimo round
Colosseum è l'infrastruttura fisica che il nuovo capitale finanzia, e le sue specifiche spiegano perché la cifra sia così alta. Il supercomputer si basa su circa 80 sistemi Nvidia GB200 NVL72, con quasi 6.000 chip Grace Blackwell, per una capacità combinata di circa 115 exaflop. Questo colloca Colosseum tra i maggiori cluster di calcolo IA in costruzione in Europa, e Domyn afferma che è progettato specificamente per eseguire grandi modelli su suolo europeo invece che su capacità noleggiata dagli hyperscaler statunitensi.
| Round | Importo | Struttura | Scopo |
|---|---|---|---|
| 2024 | 650 milioni di euro (valutazione 1,7 mld) | Capitale proprio | Crescita iGenius/Domyn, prime fasi di Colosseum |
| 2026 | Circa 1,1 miliardi di dollari | Circa 90% debito, 10% capitale | Ampliamento di Colosseum con Nvidia nel sud Italia |
Il cambio di struttura tra i due round, prevalentemente capitale nel 2024 e prevalentemente debito nel 2026, fa parte della storia, e la prossima sezione spiega perché i creditori hanno accettato quella scommessa.
Modelli proprietari, non accesso in affitto
Il modello di business di Domyn spiega perché la struttura del capitale somigli più alla finanza infrastrutturale che al venture capital. L'azienda vende modelli linguistici proprietari e dedicati, non accesso condiviso a un'API generica, rivolgendosi a banche, assicurazioni, aziende farmaceutiche, imprese della difesa ed enti pubblici europei. Questi clienti in genere non possono, o non vogliono, eseguire carichi di lavoro sensibili su infrastruttura noleggiata dagli hyperscaler statunitensi secondo le attuali regole europee sulla sovranità dei dati, quindi pagano per hardware e modelli che controllano interamente. Domyn è anche l'azienda italiana scelta dalla Commissione Europea a giugno per contribuire a costruire un modello di frontiera open source su infrastruttura EuroHPC tramite il consorzio EUROPA, un progetto distinto, finanziato con fondi pubblici, separato dall'ampliamento di Colosseum finanziato privatamente qui descritto. Domyn.com descrive l'infrastruttura proprietaria come l'aspettativa di base per questi settori regolamentati, non come un'opzione premium.
Perché anche i creditori, non solo gli investitori, ci hanno creduto
I creditori non finanziano crescita speculativa, finanziano asset con flussi di cassa prevedibili, ed è questo il segnale racchiuso nella struttura al 90% di debito di Domyn. I clienti sovrani e regolamentati firmano contratti lunghi e vincolanti per infrastruttura dedicata, perché cambiare fornitore significa ricertificare conformità, residenza dei dati e sicurezza, il che rende i ricavi risultanti più simili a una bolletta di un'utility che a un abbonamento software. Proprio questa prevedibilità permette ai creditori di valutare un supercomputer come valuterebbero una centrale elettrica o un'autostrada a pedaggio, invece di trattarlo come un rischio da startup non garantito. Per i lettori di Servola, la lettura pratica è che un round finanziato prevalentemente a debito di queste dimensioni è un segnale di solidità più forte di un'altra clamorosa raccolta di capitale, perché i creditori hanno dovuto credere che i ricavi sarebbero arrivati davvero.
Il numero build vs buy che ogni imprenditore dovrebbe conoscere
Possedere infrastruttura IA a questa scala costa denaro vero, e il round di Domyn mette una cifra concreta su cosa richieda davvero "possedere, non affittare": circa 1,1 miliardi di dollari di capitale fresco, sommati a un round precedente da 650 milioni di euro, per mettere in campo circa 80 sistemi GB200 NVL72. La maggior parte degli imprenditori UE e britannici non costruirà mai il proprio Colosseum, ma la cifra resta utile come parametro: mostra l'ordine di grandezza che un'azienda regolamentata affronta se insiste su un'infrastruttura IA interamente proprietaria e dedicata invece di un servizio gestito da un fornitore come Domyn o da un hyperscaler. Per la maggior parte delle aziende, la decisione realistica non è costruire o comprare, ma da quale fornitore di infrastruttura proprietaria comprare, e il round di Domyn dimostra che almeno un'opzione europea credibile ha ora il bilancio per farlo.
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