L'AI Office usa per la prima volta il suo nuovo potere
L'AI Office della Commissione Europea ha inviato richieste formali di informazioni a oltre 30 fornitori di modelli di IA per finalità generali il 1 settembre 2026, il primo utilizzo di questo specifico potere da quando è entrato in vigore. Le richieste sono state emesse ai sensi dell'articolo 91 dell'AI Act, che consente all'AI Office di esigere risposte dettagliate da qualsiasi fornitore il cui modello sia designato per finalità generali.
Non si tratta di una normale lista di controllo sulla conformità, bensì del primo vero banco di prova di uno strumento di applicazione che, fino a questa richiesta, esisteva solo sulla carta.
Due filoni: promesse sulla sicurezza e trasparenza sul diritto d'autore
Le richieste si dividono in due filoni distinti. Il primo riguarda la sicurezza: nello specifico, come i modelli più avanzati si difendono dagli attacchi, se esperti indipendenti li hanno valutati e come i fornitori monitorano i sistemi una volta distribuiti. Il secondo filone riguarda il diritto d'autore e la trasparenza, chiedendo ai fornitori di specificare cosa contengano davvero i loro dati di addestramento.
Suddividere così la richiesta permette all'AI Office di perseguire due diverse ipotesi di rischio contemporaneamente: che le promesse di sicurezza di un modello di punta non reggano a un esame più attento, e che le dichiarazioni di trasparenza di un fornitore sui dati di addestramento non corrispondano a ciò che è stato realmente utilizzato.
Quanto costa una risposta sbagliata
La posta in gioco legata a queste richieste è reale. Ai sensi dell'articolo 101 dell'AI Act, un fornitore che presenti una risposta incompleta, scorretta o fuorviante rischia una sanzione fino a 15 milioni di euro o il 3% del proprio fatturato mondiale annuo, a seconda di quale importo sia più alto. Per un laboratorio di punta con ricavi miliardari, l'opzione percentuale sul fatturato potrebbe superare di gran lunga il tetto fisso.
| Data | Tappa |
|---|---|
| 2 agosto 2026 | Entrano in vigore i poteri di vigilanza e applicazione sui GPAI previsti dall'AI Act |
| 1 settembre 2026 | L'AI Office invia per la prima volta richieste di informazioni ex articolo 91 a oltre 30 fornitori di GPAI |
| Qualsiasi data futura | Risposte incomplete, scorrette o fuorvianti rischiano una sanzione fino a 15 milioni di euro o il 3% del fatturato globale |
È trascorso meno di un mese tra l'entrata in vigore del potere e il suo primo utilizzo, un ritmo che suggerisce come l'AI Office voglia stabilire fin da subito la propria credibilità nell'applicazione delle regole, invece di attendere prima di costruire un più lungo storico di vigilanza.
Quali fornitori risulterebbero nell'elenco
La Commissione non ha pubblicato un elenco ufficiale degli oltre 30 fornitori che hanno ricevuto le richieste. La stampa legale e di settore indica OpenAI, Anthropic e Google tra i destinatari, coerentemente con l'attenzione dell'AI Office verso i fornitori i cui modelli comportano un rischio sistemico secondo la classificazione dell'AI Act.
L'assenza di un elenco pubblico ufficiale è di per sé un dettaglio da tenere presente per qualsiasi azienda che dipenda da un fornitore di GPAI: se il proprio fornitore abbia ricevuto una richiesta, e cosa abbia rivelato nella risposta, potrebbe non diventare mai informazione pubblica, nemmeno a posteriori.
Cosa significa per un'azienda costruita sul modello di qualcun altro
Fino a questa richiesta, un'azienda che integrava un modello di IA per finalità generali nel proprio prodotto poteva trattare la conformità del proprio fornitore all'AI Act come un dato di fondo ormai acquisito: le regole esistono, presumibilmente il fornitore le rispetta. Questa presunzione non regge più. La postura di conformità di un fornitore è ora oggetto di un'indagine attiva e in corso, non una casella spuntata una volta e poi dimenticata.
La mossa pratica per qualsiasi azienda UE o britannica che dipenda da un GPAI è chiedere direttamente al fornitore, già ora, se ha ricevuto una richiesta ex articolo 91 e, in caso affermativo, cosa ha rivelato su come difende e monitora proprio il modello da cui l'azienda dipende. Una restrizione o un accertamento pubblico contro quel fornitore, più avanti, non dovrebbe essere una sorpresa che un ufficio acquisti si ritrova ad affrontare a freddo.
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