L'accordo

Starcloud, la startup di Woodinville, una città nello stato di Washington, che costruisce data center orbitali, ha annunciato il 21 agosto 2026 di aver raccolto un'estensione da 250 milioni di dollari del round di serie A da 170 milioni chiuso a marzo 2026, portando la valutazione post-money a 2,3 miliardi di dollari e il capitale totale raccolto dalla fondazione dell'azienda nel 2024 a 450 milioni di dollari. Il round è stato guidato da Manhattan West, con i nuovi investitori Nvidia, Cisco Investments, Cedar Capital, Goanna Capital e Standard Capital che si affiancano agli investitori già presenti Benchmark, EQT, Soma, NFX e 776.

Il titolo con cui TechCrunch ha dato la notizia parlava di 200 milioni di dollari di nuovo capitale, una discrepanza rispetto ai 250 milioni che Starcloud e Manhattan West hanno indicato a BusinessWire; questo articolo usa come riferimento le cifre fornite dall'azienda stessa. Starcloud ha dichiarato che i fondi finanzieranno la capacità produttiva, una collaborazione ingegneristica con Nvidia e i futuri acquisti di lanci per i suoi satelliti.

Chi ci scommette e perché

La presenza di Nvidia nell'elenco degli investitori è il dettaglio su cui vale la pena fermarsi: l'azienda le cui GPU sono già in buona parte responsabili del fatto che la domanda elettrica dei data center sia diventata un problema politico e normativo nel Regno Unito e nell'UE sta ora mettendo capitale proprio dietro un'azienda che vuole costruire capacità di calcolo là dove la rete elettrica non arriva affatto. Manhattan West ha guidato il round, e l'elenco degli investitori nuovi e già presenti spazia da fondi di venture capital generalisti ai bracci di corporate venture dei produttori di chip fino agli investitori focalizzati sullo spazio, un mix che si legge però tanto come una scommessa sui tempi dell'infrastruttura quanto su una singola tecnologia.

I numeri mostrano così quanto velocemente il round sia cresciuto su sé stesso.

RoundImporto
Serie A (chiusa marzo 2026)170 milioni di dollari
Questa estensione (annunciata agosto 2026)250 milioni di dollari
Capitale totale dalla fondazione nel 2024450 milioni di dollari
Valutazione post-money2,3 miliardi di dollari

Il problema di rete che questo dovrebbe risolvere

Servola ha seguito questo mese una serie di storie che mostrano la domanda dei data center IA superare la rete elettrica che dovrebbe alimentarli: Ofgem, il regolatore britannico, ha proposto una tariffa di impegno per i data center dopo che la domanda contrattuale di allacciamento alla rete nel Regno Unito è passata da 41 a 125 gigawatt in sette mesi, il cluster IA di Amazon a Shreveport, in Louisiana, sta mettendo sotto pressione rete elettrica, acqua e manodopera locali, e i regolatori dell'Ohio hanno però stabilito che i costi di potenziamento della rete richiesti da un campus da 8 gigawatt devono ricadere sugli utenti, non su OpenAI. Anche l'UE vive una propria versione della stessa coda: in diversi Stati membri, Italia inclusa, le liste d'attesa per l'allacciamento alla rete si allungano per anni perché i data center competono con l'elettrificazione industriale per le stesse cabine primarie.

La risposta di Starcloud è aggirare del tutto la rete: la sua visione dichiarata è una costellazione di 88.000 satelliti capace di fornire 20 gigawatt di capacità di calcolo orbitale, alimentata da pannelli solari che, in orbita, vedono luce solare quasi continua invece del ciclo giorno-notte con cui deve fare i conti un impianto solare a terra. L'azienda sta costruendo a Woodinville un nuovo stabilimento produttivo di circa 9300 metri quadrati per la sua prossima generazione di satelliti, Starcloud-3, per iniziare a scalare verso quella costellazione.

Cosa resta ancora da dimostrare

Nulla di tutto questo rende il calcolo orbitale un sostituto imminente dei data center terrestri. I costi di lancio dominano ancora l'economia del portare hardware in orbita, la gestione termica è più difficile nel vuoto che in una sala raffreddata ad aria, la latenza di rete limita quali carichi di lavoro abbia senso spostare fuori dal pianeta, e un guasto a un chip in orbita non si può risolvere con un tecnico e un pezzo di ricambio come accadrebbe a terra. La stessa Starcloud non genera però ancora ricavi su scala rilevante, e i 20 gigawatt di capacità orbitale restano un obiettivo, non un prodotto già consegnato.

Ciò che il round dimostra è più circoscritto, ma comunque degno di nota: Nvidia, l'azienda i cui chip alimentano la crisi di allacciamento alla rete a terra, sta ora valutando un'architettura senza bisogno di rete come una copertura che merita di essere finanziata con una valutazione di 2,3 miliardi di dollari. Per qualsiasi operatore nel Regno Unito o nell'UE che veda la propria coda di allacciamento alla rete allungarsi per anni, questo è il primo segnale reale di dove i maggiori investitori nell'infrastruttura IA pensano si trovi davvero il tetto del calcolo terrestre.