Che cosa ha stabilito davvero la corte
Il giudice Amit Bansal ha rifiutato di concedere ad ANI Media un provvedimento cautelare contro OpenAI, e la motivazione è ciò che conta. La corte ha ritenuto che la conservazione e l'utilizzo dei servizi giornalistici di ANI da parte di OpenAI per addestrare il proprio modello linguistico di grandi dimensioni ricadano prima facie nell'uso lecito previsto dalla Sezione 52(1)(a) della legge sul diritto d'autore del 1957, che esenta determinati impieghi di ricerca e privati. Ha inoltre affermato che ANI non ha dimostrato, in questa fase, che ChatGPT riproduca o recuperi i suoi articoli nelle risposte che genera.
Si tratta di una decisione preliminare sull'opportunità di congelare la condotta di OpenAI mentre la causa procede, non dell'ultima parola sulla responsabilità. Il procedimento ha attirato gli interventi della Federation of Indian Publishers, della Digital News Publishers Association e della Indian Music Industry, perché la risposta detta il tono di ogni scontro tra editori e intelligenza artificiale nel Paese. Per ora quel tono favorisce chi costruisce il modello.
Perché in Europa la questione resta aperta
Un imprenditore europeo non dovrebbe interpretare una constatazione indiana di uso lecito come un via libera in casa propria. L'Europa segue una regola diversa: l'eccezione per l'estrazione di testo e dati prevista dall'articolo 4 della direttiva sul diritto d'autore del 2019 consente ai titolari dei diritti di esercitare un'opposizione e riservare così le proprie opere, ed è esattamente il meccanismo che gli editori di notizie stanno ora invocando. La Corte di giustizia dell'Unione europea sta già valutando un rinvio ungherese, Like Company contro Google Ireland, sulla questione se le risposte di un modello linguistico riproducano contenuti giornalistici e se l'addestramento sia una riproduzione. Finché quella pronuncia non arriva, la posizione europea è incerta, e il Regno Unito conduce una consultazione separata.
In Italia il precedente più vicino non è una corte ma il Garante per la protezione dei dati personali, che nel 2023 sospese ChatGPT: gli editori italiani, riuniti nella FIEG, hanno seguito la stessa strada rivendicando i propri diritti. Lo stesso modello può dunque poggiare su dati di addestramento giudicati accettabili a Delhi e contestati a Bruxelles. Quel divario è il punto. Una licenza di cui un fornitore statunitense o indiano non aveva bisogno può essere necessaria per un impiego europeo, e il costo di sbagliare, in euro di risarcimento, ricade su chi ha messo lo strumento in produzione, non soltanto sul laboratorio che lo ha addestrato.
Che cosa cambia per lei
Tratti la legittimità dei dati di addestramento come una clausola contrattuale, non come un fatto acquisito. La pronuncia di Delhi riduce le probabilità che la specifica pretesa di ANI fermi ChatGPT e offre a ogni fornitore di intelligenza artificiale un precedente favorevole da citare, che comparirà nelle presentazioni commerciali entro una settimana. Non elimina la sua esposizione se impiega il risultato in un mercato in cui il diritto va nella direzione opposta.
La mossa che vale la pena compiere in questo trimestre è stretta e concreta. Chieda a ogni fornitore di intelligenza artificiale su cui si appoggia una garanzia scritta a copertura delle pretese sul diritto d'autore relative ai dati di addestramento, e verifichi se ha un massimale, se esclude componenti a pesi aperti o se tace sulla sua giurisdizione. Un precedente in India è utile; una garanzia che paghi la sua parcella legale a Milano o a Londra è ciò che può davvero tenere in mano.
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