Cosa ha cambiato la CMA il 23 settembre

L'autorità britannica per la concorrenza e i mercati, la CMA, ha pubblicato il 23 settembre una proposta rafforzata per la schermata di scelta della ricerca, che obbliga Google a permettere agli utenti Android e Chrome di scegliere ChatGPT, Perplexity o un altro assistente IA come servizio di ricerca predefinito, non solo un motore di ricerca rivale.

Google deve mostrare la schermata alla prima configurazione di un dispositivo o browser e richiedere di nuovo agli utenti una volta all'anno, e un assistente IA si qualifica solo se soddisfa criteri tecnici e di sicurezza che la CMA non ha ancora pubblicato nel dettaglio. L'amministratrice delegata della CMA, Sarah Cardell, ha detto che "il modo in cui le persone cercano informazioni online sta cambiando, e i nuovi servizi creano nuove opportunità di innovazione e concorrenza".

La richiesta degli editori a cui questa proposta dice no

Ad agosto, tre associazioni di editori britanniche, la Professional Publishers Association, la Independent Media Association e la Movement for an Open Web, hanno presentato osservazioni chiedendo alla CMA di tenere i chatbot IA fuori da quella stessa schermata di scelta, sostenendo che una risposta IA che salta del tutto la pagina di un editore non è, perciò, lo stesso tipo di concorrente di un motore di ricerca rivale.

La proposta di settembre della CMA risponde a quella richiesta respingendo l'esclusione, però non la ignora del tutto: ogni assistente IA sulla schermata porta ora un obbligo di attribuzione obbligatorio che un semplice elenco di motori di ricerca non aveva mai richiesto prima.

Un caso antitrust sta ora scrivendo le regole di citazione dell'IA

Quell'obbligo di attribuzione non è una regola sul diritto d'autore né parte di alcuna legge specifica sull'IA: è una condizione legata a un rimedio per la concorrenza secondo il Digital Markets, Competition and Consumers Act, cosicché un chatbot che non attribuisce la pagina di un editore rischia di perdere il proprio posto sull'unica schermata che fissa il motore predefinito di Google nel Regno Unito, non una sentenza su dati di addestramento dell'IA.

Non esiste ancora una leva equivalente né nell'AI Act dell'UE né nelle sue norme sul diritto d'autore per i sistemi generativi: ciò significa che un caso antitrust britannico, nato per risolvere una disputa tra motori di ricerca, potrebbe finire per stabilire come un assistente IA debba citare le proprie fonti più di quanto non facciano insieme le due normative europee.

Cosa hanno chiesto gli editori rispetto a cosa hanno ottenuto

Messe a confronto, la richiesta di agosto e il risultato di settembre non coincidono però su un solo punto.

DomandaCosa chiedevano gli editoriCosa ha proposto la CMA
Assistenti IA sulla schermata di sceltaEsclusione totaleInclusi, se soddisfano criteri tecnici e di sicurezza
Attribuzione agli editoriNon affrontata nel design della schermataObbligo di attribuzione aggiunto a ogni assistente elencato
Via di applicazioneDiscrezionalità della CMA sull'idoneitàLegata all'idoneità sulla schermata secondo un obbligo di condotta DMCCA
Tempistica della decisionePresentata il 17 agostoConsultazione chiusa il 9 ottobre, decisione finale entro fine 2026

Gli editori hanno perso l'esclusione che chiedevano e hanno ottenuto così una leva di applicazione che non avevano nominato nella propria osservazione.

Cosa succede tra ora e la decisione finale della CMA

Chiunque gestisca un sito di un editore britannico, un prodotto di ricerca o IA, o l'ufficio di un regolatore altrove in Europa che osservi questo caso come precedente, ha una data da segnare in calendario: la consultazione si chiude il 9 ottobre, e la CMA ha detto di aspettarsi una decisione vincolante entro la fine del 2026.

Per gli editori britannici in particolare, la domanda concreta non è più se la richiesta di esclusione sia riuscita, perché non lo è stata, ma se "attribuire correttamente" diventi uno standard che la CMA possa davvero misurare, oppure resti una frase che non definisce mai, perché è proprio questa scelta a decidere se il rimedio protegge il traffico di rinvio o lo sembra soltanto.