La condotta era tecnica, non contrattuale

Il 25 luglio l'Amministrazione statale cinese per la regolamentazione del mercato ha emesso la decisione sanzionatoria definitiva nei confronti di Trip.com Group, la maggiore piattaforma di viaggi online del paese, chiudendo un'istruttoria durata circa sei mesi. Il regolatore ha confiscato 1,66 miliardi di yuan di profitti illeciti e ha inflitto una sanzione di 3,52 miliardi, in tutto 5,2 miliardi di yuan ovvero circa 770 milioni di dollari. È la sanzione antitrust più pesante che quell'autorità abbia mai imposto a una singola azienda tecnologica cinese dal caso Alibaba del 2021.

Perché conta: guardate che cosa ha descritto davvero il regolatore. È stato accertato che Trip.com si era servita di meccanismi di allocazione del traffico, delle regole della piattaforma e di misure tecniche per assicurarsi accordi in esclusiva con gli alberghi, e che aveva spinto alcuni operatori a rinunciare a vendere su piattaforme concorrenti. Quasi nulla di tutto questo compare in un contratto. L'allocazione del traffico è una decisione di posizionamento. Le regole della piattaforma sono condizioni che la piattaforma modifica quando vuole. Le misure tecniche sono codice.

La notizia sta proprio in questa distinzione. Un albergo che avesse voluto sapere se era vincolato a un'esclusiva avrebbe potuto leggere il contratto da cima a fondo senza trovare nulla, perché il vincolo passava da quello che la piattaforma faceva della sua scheda e non da quello che la piattaforma aveva messo per iscritto.

Il diritto europeo ci arriva già, ma quasi nessun venditore sa dimostrarlo

In Europa questa teoria del danno non ha nulla di esotico. L'autopreferenza e le condizioni che scoraggiano un utente commerciale dall'offrire condizioni migliori su un altro canale sono esattamente ciò di cui si occupa il regolamento sui mercati digitali per i gatekeeper designati, e il regime britannico sui mercati digitali attribuisce alla propria autorità poteri comportamentali analoghi sulle imprese con status strategico di mercato. Le clausole di parità tariffaria nella prenotazione alberghiera, per giunta, sono da anni davanti ai tribunali europei e risultano limitate in vari Stati membri.

La lacuna è probatoria, non giuridica. Il gruppo alberghiero, il rivenditore o lo sviluppatore di app che sospetta un calo di visibilità appena comincia a vendere altrove resta quasi sempre fermo lì, al sospetto. I dati sul posizionamento ce li ha la piattaforma. Al venditore rimane la sensazione che in primavera le prenotazioni siano calate.

Nessuna autorità può muoversi su una sensazione, e nemmeno il vostro ufficio commerciale può portarla a una rinegoziazione. L'asimmetria non sta nella mancanza di regole. Sta nel fatto che la parte danneggiata è l'unica a non avere messo per iscritto quei comportamenti.

Costruite le prove prima di averne bisogno

Misurate il rapporto per novanta giorni. Annotate ogni settimana, con la data, la posizione media che occupate sulle vostre dieci ricerche principali su ciascuna piattaforma attraverso cui vendete, il volume di impressioni e il tasso di conversione. È un foglio di calcolo, non un progetto, e la disciplina sta nel raccoglierlo a scadenze fisse invece di rimetterlo insieme in piena controversia.

Fate una prova mirata. Se state valutando un canale aggiuntivo, metteteci in vendita una parte circoscritta della disponibilità o del catalogo e lasciate invariato il resto. Confrontate poi i due gruppi sulla piattaforma di partenza nelle sei-otto settimane successive. Una differenza fra gruppo di prova e gruppo di controllo sulla stessa piattaforma è il tipo di prova che regge davanti a un legale, perché toglie di mezzo la stagionalità come spiegazione.

Poi trattate con la misurazione in mano. La maggior parte di queste vicende non arriva mai a un regolatore, e non deve arrivarci. Una conversazione commerciale in cui potete dire, con cifre datate, che cosa è successo alla vostra visibilità dopo una decisione precisa è tutt'altra cosa rispetto a una in cui potete solo manifestare preoccupazione. La decisione su Trip.com vi serve soprattutto perché conferma quale comportamento un'autorità è ormai disposta a far pagare, e 5,2 miliardi di yuan sono una cifra che in trattativa pesa.